Oltre la copertina - Cosa leggere in questa fredda primavera

"Cuore capovolto" (2025) di Paola Barbato è un thriller cupo che esplora il tema dell'adescamento online di minori, incentrato su Alberto Danini, un esperto informatico dello SCO.

Alberto indaga su un'app chiamata "La Rete dei Cuccioli", scoprendo un orrore nascosto dietro un'apparente innocenza e ritrovandosi in prima linea in una lotta continua tra vittima e carnefice.

L'autrice, nota sceneggiatrice di fumetti e scrittrice, è celebre soprattutto per il suo lavoro su Dylan Dog e per la vittoria del Premio Scerbanenco nel 2008 con l'opera Mani Nude.
Con Cuore capovolto, ci consegna una storia estremamente contemporanea che abbraccia il mondo dei social e il rapporto, spesso conflittuale e disattento, tra genitori e figli.

Il protagonista, esperto informatico e agente di Polizia, perlustra i meandri della rete alla ricerca di predatori, soprattutto pedofili. Lavora costantemente sotto copertura, fingendosi ogni volta una persona diversa: pedofilo, ragazzina minorenne, utente qualsiasi.

A seguito della denuncia di un padre preoccupato per alcune foto trovate sul telefono del figlio, Alberto si imbatte in un'app apparentemente normale, ma che nasconde una realtà ben diversa.

La trama si sviluppa come un thriller classico ma, diversamente da molte opere del genere, resta costantemente ancorata alla realtà dei social, un campo ancora poco esplorato nella narrativa italiana. Il lettore si ritrova così a scoprire, pagina dopo pagina, un mondo ai più sconosciuto ma tristemente reale: un universo che le Forze dell'ordine — in particolare la Polizia Postale — conoscono bene, fatto di pericoli concreti e storie che, purtroppo, esistono davvero.

Alberto non è un poliziotto da strada: è un informatico introverso che vive con il suo compagno a Roma. A un certo punto, però, si ritrova costretto a oltrepassare le proprie paure, le proprie certezze e, soprattutto, i limiti del sistema che lo circonda.

Si troverà a difendere ciò che gli è più caro, rischiando però di diventare simile a coloro che ha sempre combattuto.

La lettura è fluida e ricca di richiami ai pensieri del protagonista, mentre le atmosfere richiamano quelle della serie tv Adolescence e dei thriller di David Fincher, con Se7en su tutti.

I colpi di scena tengono incollati fino all'ultima pagina, ma ciò che mi fa consigliare la lettura di questo libro è soprattutto la sua capacità di aprire gli occhi su una realtà che spesso si preferisce ignorare: per noia, per complessità o semplicemente perché non si vuole ammettere che certe cose esistano davvero.

La frase che mi ha colpito di più è stata quella pronunciata da un ragazzino:

"Pensavo fosse solo un gioco, uno scherzo."

Ed è una frase che molti ragazzi pronunciano quando utilizzano dispositivi digitali: una frase che ho sentito spesso, sia nelle scuole sia sul lavoro, dalle decine di adolescenti che ho incontrato nel corso delle mie attività.

Ma questa è un'altra storia… e un giorno ve la racconterò.